Quanto le emozioni interessano l’apparato muscolare e influiscono sull’equilibrio psicofisico? Con questo articolo prende il via una carrellata analitica delle emozioni che ci muovono basata sul prezioso sapere che è la Kinesiologia. In conversazione con Monica Caccin, iniziamo dalla paura, questa emozione che ci fa sentire separati (da noi stessi, dal tutto) e in tensione continua
Un fare bloccato da qualcosa che a volte non si sa riconoscere. Un’iniziativa sempre interrotta. Avvicinare magneticamente persone che alimentano un inspiegabile stato di timore. La paura è uno stato emozionale che, se riconosciuto e gestito, può, come altre emozioni, diventare una vera e propria spinta. Un auto-invito ad andare oltre. E scoprirsi di nuovo, arricchiti di una rinnovata spinta interiore.
Ma quali sono i muscoli che risentono di più di uno stato di paura provato per lungo tempo e non riconosciuto o mal gestito? Ce lo spiega Monica Caccin:
“I muscoli che risentono prima di tutti gli altri della paura sono lo psoas, il trapezio e l’iliaco, tibiali e sacrospinale. Come ci insegna la medicina cinese, gli organi colpiti dalla paura sono i reni e la vescica.”
Si potrebbe però andare a monte del discorso e arrivare a comprendere (prendere con sé) quanto ogni stato emozionale in realtà c’è e sussiste per necessità, perché altrimenti non potrebbe essere. Non si tratta quindi di resistere, ma di riconoscere. La paura può anche essere un campanellino che ci invita alla cautela, in fondo. Un sentimento di timore può spingerci ad adottare maggiore cautela (si pensi a pratici esempi come l’attenzione tra i fornelli in cucina, la prudenza in fase di attraversamento pedonale, etc).
Ma quand’è che allora un sentimento come la paura diventa negativo? Ce lo spiega sempre Monica: “La paura diventa negativa quando è lei ad avere il sopravvento su di noi e finisce con il condizionare le nostre azioni. Nella ruota dei 5 elementi la paura va lasciata fluire come qualunque altra energia permettendo quindi che si trasformi in qualcos’altro.”
E, visto che noi esseri umani siamo meravigliosamente olistici, siamo un serbatoio di informazioni che ci derivano dall’assunzione di cibo, dalla parole, dai pensieri, ecco anche la relazione con ciò che abita nel nostro corpo: l’acqua. “Sotto l’aspetto nutrizionale” torna a spiegare Monica “ciò che è dannoso per il corpo sono la caffeina, l’alcool e le sostanze che tendono a disidratare.”
I reni, di fatto, sono il nostro sistema idrico, insieme alla vescica.
“L’elemento più importante che aiuta il circuito del rene è l’acqua. Il corpo la usa anche per diluire la paura per portarla fuori.”
I segnali della paura nel corpo
Ma cosa accade quando noi stessi non riconosciamo di provare paura, non cogliamo i segnali di questa emozione nemmeno poco prima che ci travolga? E da quali parti del corpo possiamo avere indizi più o meno inequivocabili che possiamo imparare, con il tempo, a leggere? “Solitamente il corpo mette in atto strategie fisico-strutturali quando non siamo consapevoli delle emozioni che proviamo; questo per attirare la nostra attenzione. Per quello che riguarda la paura, le zone interessate sono la bassa schiena e le gambe.”
Il kinesiologo professionista incontra spesso questa emozione nel suo lavoro, Monica me lo conferma. Specie in questa fase storica, dove la preoccupazione materiale può divorare l’attenzione alla salute e agli altri con facilità. O la nostra sensibilità viene intaccata da messaggi velati di paura e terrore. Occorre stare nella natura, camminare, frequentare persone che aggiungano luce a quel che siamo sul punto di vivere. Occorre evitare di giudicare il proprio vissuto, non lasciarsi andare a parole dette a caso.
Il lavoro sulla paura per acquisire nuova forza
Monica conferma l’incidenza di questa emozione nell’esercizio della sua professione: “Nel mio lavoro con le persone, la paura è uno stato d’animo che emerge spessissimo. Nella maggior parte dei casi, le persone sono in grado di risalire alla causa. Solo in sfumature particolari hanno bisogno di più aiuto per capirlo. Di solito la difficoltà più grande è capire la causa, non avvertirne l’effetto.” Ed è d’accordo con me sull’andamento delle forme-pensiero che ci circondano, dei segnali e stimoli impregnati di volontà di alimentare fobie. “Io penso che da sempre la paura sia un forte stato d’animo usato per manipolare le persone: basta accendere la televisione e la paura è servita! Quindi…se le persone lavorassero sulla paura, diventerebbero più forti, con il risultato che quanto ci viene costantemente propinato e proposto, in maniera velata o manifesta, attecchirebbe di meno.”
Il sostegno di un Kinesiologo è completo e va a lavorare sulla possibilità di evitare che la paura diventi un’emozione che va a erodere lentamente ma costantemente la salute. Ma il grosso del lavoro, e questo il kinesiologo sa e deve dirlo, è individuale. E’ un lavoro interiore. A volte, anche se il corpo appare in condizioni fisiche forti e massicce, ci può essere qualcosa che lede da dentro, consuma. Mark Thurston, in un testo in cui spiega e descrive il lavoro di Edgar Cayce, definisce la paura come un agente interno che può avere effetti auto-avvelenanti; in altre parole, la paura può giocare un ruolo importante nella creazione della malattia, dal momento che va a creare uno stato di tensione costante che può non manifestarsi subito sul piano fisico.
La paura, potremmo dire, è uno stato che ci porta verso la separazione, ha a che fare con la sensazione di “essere tagliati fuori”, è uno schema che si basa sull’isolamento piuttosto che sull’unione e sulla relazione. Allarmarsi per ciò che le paure inconsce possono generare è altrettanto nocivo. Avvicinarsi all’amore, scegliere di sperimentare nuovamente l’interconnessione con la vita, questo è autoguarigione.
Di fatto, la vita ha la sua continuità, e questo andamento naturale ci insegna continuamente che anche la paura può fluire.