Questa intervista è corale, le voci che sono state chiamate a rispondere sono quelle degli studenti della scuola di Systematic Kinesiology Italy diretta da Monica Caccin. Un coro di professionisti appassionati e aspiranti tali.
Ci spiegano perché hanno fatto questa scelta, come li ha cambiati e li sta cambiando, quanto è importante puntare su una buona scuola e quali sono le prospettive di lavoro, crescita, autoconoscenza che si aprono nel momento in cui ci si dedica allo studio della kinesiologia
La sessione di esami della scuola Systematic Kinesiology Italy si svolge da sempre in provincia di Treviso, nella splendida cornice del Cadelach. Quest’anno ho avuto lla fortuna di essere presente. In quei giorni sono entrata in contatto diretto con gli esaminandi; alcuni di loro avevano già concluso il percorso di studi triennale offerto dalla Systematic Kinesiology Italy per diventare Kinesiologo Professionista, altri non sono che al principio, altri ancora a metà esatta. E in tutti ho visto questa luce accesa e viva negli occhi, la luce di chi ha fatto una scelta che è orientata al sostegno e alla cura del prossimo, dunque estremamente basata anche sulla conoscenza di se stessi.
Il Kinesiologo: la scelta professionale
Mentre li osservo disposti con naturalezza e curiosità, sembrava di vedere una famiglia estesa e, simultaneamente, una serie di individui che, singolarmente presi, stanno lavorando per la propria integrità con passione e costanza.
Domando loro in cosa han guadagnato facendo questa scelta professionale. Arrivano varie risposte entusiaste e decise, tutte concordano su un punto: consapevolezza, prima di tutto. Libertà dai condizionamenti che la società impone, dalle forme di auto-boicottaggio in cui cadiamo in quanto esseri umani. Per molti di loro significa e ha significato guadagnare quindi in termini di libertà.
Molti di loro han descritto i sacrifici fatti durante gli anni di studio: le camice che a casa comunque aspettavano di essere stirate, gli orari da incastrare, i bambini, le famiglie da mandare avanti. Insieme alla difficoltà di trovarsi di fronte a un piano di studi tanto completo quanto articolato. Tornare a casa e studiare le parti che compongono l’essere umano, con tutta l’attenzione e la cura che serve per approfondire il fisico, il nutrizionale, l’emotivo e l’energetico.
Il percorso del Kinesiologo visto da vicino
I Kinesiologi di livello più avanzato hanno già trattato bambini, animali e molti di loro si sono trovati a collaborare con altre figure professionali dell’ambito della riabilitazione o delle discipline energetiche tout court. Hanno affrontato già i pregiudizi che chi non conosce la tecnica può palesare o lamentare, hanno avuto modo di trattare persone che si sono messe sui loro lettini senza avere la minima idea di cosa fosse la Kinesiologia, né di come si scrivesse la parola che identifica questo metodo. E la cosa che ora li riempie di più, la cosa che li al contempo li priva del fiato e li rende colmi di gioia è vedere che queste stesse persone piano piano hanno impatto a familiarizzare con la tecnica e a fare passi da giganti nella direzione dell’auto-conoscenza. Il trattamento Kinesiologico, mi spiegano, induce all’autogestione delle proprie energie, alla ricerca del proprio centro. La comunicazione è al centro della tecnica e allo stesso modo la gestione delle informazioni che si ricevono dai muscoli.
Alcuni degli esaminandi mi spiegano che sono stati tentati dall’interrompere il percorso di studi o lasciarlo in sospeso, sia per la difficoltà di conciliazione con la vita quotidiana, sia per la resistenza ad aprire parti di sé totalmente nuove alla coscienza. Altri non riuscivano a vedersi come terapisti ma al contempo non sapevano come assecondare un’effettiva vocazione ad aiutare l’altro usando il sapere che via via andavano assimilando. E tutti sono andati avanti. Ora hanno collaborazioni attive con medici, tra cui anche oncologi, e terapeuti di vario tipo.
E mentre studiavano, trattavano i propri familiari?
Sì, mi dicono, confermando che si tratta a tutti gli effetti dei riceventi più difficili. Spesso non si fidano, mettono in dubbio, fanno resistenze. E per questo sono comunque preziosa occasione di autoindagine e costruzione di sicurezza professionale. Poi, con il tempo, anche i familiari apprezzano la crescita, imparano a vedere la grande potenzialità di aiutare a correggere squilibri che un Kinesiologo ha per le mani e che sa veicolare al prossimo.
C’è chi tra questi esaminandi sta già unendo varie discipline precedentemente approfondite, chi si scherma con il reiki, chi integra altre tecniche. Ora che hanno concluso e stanno concludendo il loro percorso di studi guardano anche alla malattia in modo differente (molti di loro non mi nascondono di esser passati attraverso anche più di un tumore o aver avuto parenti con questa esperienza); la malattia è un disequilibrio e può essere un bel trampolino per eseguire un meraviglioso salto verso l’integrità.
Quando faccio loro domande sull’insegnante e fondatrice della scuola, Monica Caccin, rispondono in coro, un ondata armonica di voci entusiaste.
“Monica per me è trasparenza allo stato puro.” afferma qualcuno con decisione. “ha una tale chiarezza, un’onestà e un’autenticità talmente forti!”
“Sa dosare severità e dolcezza.” aggiunge qualcuno.
“E fa tutto con una passione mai vista, unita a un’indiscutibile sensibilità nel capire le persone, le situazioni.”
Molti di loro hanno scelto questa scuola per la sensazione immediata che hanno avuto relativamente alla grande considerazione in cui si tengono gli aspetti più tradizionali della disciplina. L’insegnamento di Monica è volto a mantenere quanto più pura possibile la tecnica, senza creare confusione, imbastire con improbabili teorie ben lontane dall’intento dell’approccio terapeutico Kinesiologico più rigoroso.
Tutti questi professionisti sanno perfettamente che, anche a livello normativo, per non parlare della soddisfazione in termini di riconoscimento della figura professionale, sia in Inghilterra che in America le cose funzionano diversamente. C’è un riconoscimento su tutti i livelli e spesso la visita Kinesiologica è preliminare ad analisi di altro tipo. Ad esempio, ci si affida al test Kinesiologico per capire su quale piano andare ad agire, se a livello nutrizionale, fisico o emotivo, testando anche con l’ausilio dei fiori di Bach. Ma anche in Italia le cose stanno cambiando e questi nuovi Kinesiologi andranno a confluire nella categoria di terapeuti professionali e impegnati nel settore, ma pronti al dialogo con altre figure nel campo della guarigione e della cura.
Il tocco del Kinesiologo
Nelle giornate dedicate agli esami, sia i nuovi che gli studenti avanzati hanno prestato mano ed energia e si sono dedicati al trattamento di molti volontari. Io stessa sono stata trattata da un Kinesiologo professionista, formatosi già da un anno, e ho potuto apprezzare serietà, decisione mai distinta da una dolcezza e disponibilità di fondo. Di fatto, ho capito sulla mia pelle quanto nel trattamento il ricevente è parte attiva, in che modo durante la sessione arrivano comprensioni profonde. Affidandosi all’intuito, alla professionalità e al sapere del Kinesiologo, il ricevente si conosce. Non è una mera ricerca della causa dietro al sintomo. E’ compreso tutto un processo di autoconoscenza che si realizza nello svolgersi della seduta e si compie nelle successive in modo armonico. Farsi trattare da una studentessa al primo anno è stato ulteriormente utile per entrare in diretto contatto con quali sono i passi che portano verso una formazione integrale e strutturata, unitamente al superamento di dubbi e incertezze legati all’inizio del percorso.
Infine, la discussione delle tesi, occasione di vedere e percepire dal vivo quanto impegno questi studenti hanno messo, quante sono le declinazioni che la Kinesiologia può seguire in accordo con lo studio dell’animo umano attraverso vari approcci. E, infine, gli sguardi di coloro che in quei giorni sono andati incontro a brillanti promozioni. Sguardi eloquenti, sicuri, fieri, che sono anche caratterizzati da dolcezza e umiltà.
Futuri Kinesiologi, del tutto pronti per il presente.